Sospiri inattesi

Quando si parte per un viaggio alla scoperta di un territorio si porta con sé (a parte il bagaglio) una sana eccitazione.
Quella legata alla voglia di scoprire un posto nuovo, quella di conoscere gente, quella di immergersi nel folklore locale, interpretare la storia e la tradizione attraverso ciò che si vede e ciò che viene raccontato.
Insomma in qualche maniera ci si prepara e, forse anche in modo inconsapevole, si confrontano quindi le proprie aspettative con quanto si è trovato.
Quello che abbiamo vissuto (non tanto visto) in questo viaggio è andato aldilà di ogni più impensabile aspettativa.
Meraviglioso.

Dopo l'arrivo all'aeroporto di Trapani, il nostro mezzo punta in direzione sud-est verso Gibellina nel territorio del Belice, pesantemente provato dal terremoto che nel gennaio del 1968 cambiò la storia e la geografia di una fetta di territorio.
La 1a sorpresa è trovare un piccolo ma riuscitissimo museo che non raccoglie i cimeli di un territorio ferito.
“Belice/Epicentro della memoria viva”, grazie anche all'enfasi ed alla passione di Alessandro La Grassa, membro del comitato scientifico, lo percepiamo come il contenitore tutt'altro che chiuso, di un pezzo di storia di un territorio e di sociologia applicata, con lotte di rivendicazione sociale ed iniziative anche eclatanti che hanno fatto letteratura.
Ci viene consigliata la lettura e regalato copia del libro di Lorenzo Barbera “I ministri del cielo – i contadini del Belice raccontano”.
Ci aiuterà a capire fino in fondo.

Pochi chilometri ed eccoci alla sede Fondazione Orestiadi, e siamo in un antico baglio. In questo caso l'esercizio è stato ambizioso e visionario per certi versi.
Il Museo delle Trame Mediterranee, infatti, racchiude testimonianze del legame che è esistito tra le diverse civiltà bagnate dal mare Mediterraneo nel corso dei secoli. Il confronto di eramiche, tessuti, suppellettili, oggettistica, testimoniano le contaminazioni tra culture che si sono sviluppate anche grazie alla reciproca contaminazione.
Nel granaio la mostra permanente di alcune opere di arte contemporanea realizzate da differenti artisti (tra i quali Arnaldo Pomodoro) nel corso della loro permanenza a Gibellina.

Fugace visita al Castello di Rampinzeri e poi via in direzione del Cretto di Burri a Gibellina Vecchia, vittima tra le vittime.
La forza distruttiva del terremoto del 14 gennaio 1968 rase al suolo case, negozi, stalle di un paese dedito all'agricoltura ed alla pastorizia. Il cretto di Burri è un'opera artistica realizzata da Alberto Burri, umbro, che tra 1984 ed il 1989 a Gibellina, su invito del sindaco Ludovico Corrao, progettò un gigantesco monumento della morte che ripercorre le vie e vicoli della vecchia città sorgendo nello stesso luogo dove una volta vi erano le macerie, attualmente cementificate dall'opera di Burri.
Dall'alto l'opera appare come una serie di fratture di cemento sul terreno, il cui valore artistico risiede nel congelamento della memoria storica di un paese. Il cretto ha una superficie di circa 10 ettari ed è una delle opere d'arte contemporanea più estese al mondo. Si tratta di un posto indubbiamente suggestivo e carico di fascino.

Da Gibellina Vecchia a Salaparuta per degustare alcuni vini locali e poi a Poggioreale Vecchia.
Il paese abbandonato appeare come uno scenario neorealista, un set cinematografico a cielo aperto. Case semi-distrutte, pericolanti ma ancora in piedi, regalano un fascino spettrale quanto unico e la piazza del paese è già stato teatro di alcune scene girate dal regista Tornatore per alcune sue pellicole. Non resta che immortalare il tutto, ogni singolo dettaglio, angolo, con le nostre macchine fotografiche. Difficile raccontare con le parole. Difficile trasmettere quelle sensazioni.
Difficile anche solo immaginare come qualsiasi tipo di turista non possa che restare affascinato da tutto ciò.

A Partanna visitiamo il castello Grifeo e poi l'azienda agrituristica Duca di San Martino mentre a Salemi, dove fu sindaco anche Vittorio Sgarbi, visitiamo l'azienda Eocene, che produce e commercializza, tra gli altri tipi, anche le Busiate trapanesi, tipico formato di pasta della tradizione locale e, nello stesso complesso, anche l'azienda Stramondo, che realizza semilavorati per gelati, bibite, puntando sull'innovazione e la genuinità dei profumi autentici.
Assaggiare il succo ancora caldo delle mandorle e dei pistacchi appena tritati è un evento unico.

Dalla periferia al centro storico, ci attendono due giovani ed entusiasti guide che ci raccontano una città complessa e misteriosa come è appunto Salemi. Il piccolo corso vecchio viva testimonianza dell'origine araba, l'ampio panorama che volge verso la campagna sottostante, la Chiesa Madre barocca e la splendida piazza Alicia, scenario naturale, caratterizzano la città.

A Vita visitiamo Palazzo Daidone ed il suggestivo laboratorio dei “Pani di San Giuseppe” con le volontarie del paese che ci mostrano questa lavorazione della pasta di pane.
L'arte dei ricami e della tessitura ci viene mostrata nell'esposizione di alcuni manufatti e poi spiegati da un'anziana signora vitese che ci accoglie nella sua casa, ci mostra come lavora al suo telaio e ci offre anche delle caramelle, come se fossimo tutti suoi nipoti.

Quindi il nostro mezzo punta verso Alcamo e per la 1a volta in questo viaggio, escluso durante il volo in aereo ovviamente, intravediamo il mare. Nel centro storico incontriamo i dirigenti del Gal Golfo di Castellammare, poi passeggiamo per la città; siamo attesi a Palazzo Torre De Ballis per un aperitivo. La sorpresa ancora una volta è grande. In fondo si tratta di una residenza privata aperta ad alcuni produttori invitati per farci degustare i loro prodotti: tutto è organizzato per noi!

A Partinico facciamo la conoscenza della nobile arte dei pupari e visitiamo la Real Cantina Borbonica. Sulla strada per Piana degli Albanesi ci fermiamo brevemente per una sosta a Portella della Ginestra, luogo nel quale il bandito Salvatore Giuliano l'1 maggio 1947 sparò sulla folla di poveri contadini radunata a festeggiare la festa del lavoro uccidendo 11 persone in un episodio mai veramente storicamente chiarito fino in fondo.
A Piana degli Albanesi, lo dice il nome, la comunità albanese è molto forte; si parlano le due lingue; un maestro orafo ci mostra le sue produzioni artistiche acquistate da coloro che vogliono celebrare il matrimonio con il rito albanese. Qui visitiamo un fantastico laboratorio dove si fanno i famosi cannoli e non cediamo alla tentazione di mangiarne uno: del resto perché avremmo dovuto!?!?! Il palato ringrazia.

A Ficuzza visitiamo la Real Casina di Caccia ed il suo museo, facciamo un percorso nel bosco ed incontriamo le istituzioni di regione, comuni, Gal, con i quali ci confrontiamo e scambiamo idee e sensazioni.
A Marineo ci attende la bottega di un maestro liutaio che realizza strumenti musicali medievali in legno, un vero artista artigiano che nel suo piccolo laboratorio crea oggetti straordinari di valore inestimabile vendendoli ad acquirenti di tutto il mondo.
Quindi la Chiesa Madre ed il Castello Beccadelli. Sulla strada un fruttivendolo ambulante ci offre dell'ottimo cocomero fresco. Cordialità estrema.

Siamo diretti a Bagheria ma facciamo tappa nell'agriturismo Case Varisco dove vengono allevate pecore e assaggiamo la ricotta appena fatta. Anche qui la sensazione è difficilmente dimenticabile. Villa Palagonia sembra un posto incredibile e forse lo è. Si tratta di una villa barocca molto eccentrica essendo disseminata di statue di mostri, soffitti con specchi deformanti voluti nel '700 da Ferdinando Gravina, principe di Palagonia.
Questa sua particolarità l'ha resa famosa già nell'800 e molti studiosi e letterati, tra cui Goethe, vi si recarono per visitarla, antico esempio di diffusione mediatica di un fenomeno indubbiamente particolarissimo.

Ecco quindi il nostro viaggio ed ecco i nostri sospiri, tanti, lunghi, per l'appunto inattesi!
Abbiamo visitato posti che meritano di essere raccontati, valorizzati, visitati. Abbiamo conosciuto persone molto affabili ed innamorate del proprio paese natio. Abbiamo capito di essere parte di una storia che merita di essere diffusa e della quale ci sentiamo parte.

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